Un problema di molti, ormai: utilizziamo lo smartphone per così lungo tempo durante la giornata, per svolgere diverse attività, da temere di vederci piantare in asso, da un momento all’altro, dalla batteria del cellulare ormai allo stremo. L’evento diventa particolarmente fastidioso se fuori casa, e comunque impossibilitati a caricare il telefonino dalla normale rete elettrica. Quante volte, in realtà, sarà capitato; lamentandoci di non aver saputo gestire con più oculatezza operazioni e funzioni del piccolo marchingegno informatico, e, allo stesso tempo, meravigliandoci della velocità con cui l’apparecchio ci ha abbandonati.

Certo, senza far mistero dell’intenso uso a cui sottoponiamo i cellulari, è pur vero che, generalmente, questi ultimi lascino un po’ a desiderare in fatto di autonomia. Per cui non sarebbero affatto inutili quei piccoli accumulatori di energia chiamati Power Bank intravisti diverse volte fra le mani dei nostri amici e conoscenti; tornati prontamente utili alle prime avvisaglie di cedimento dei loro cellulari. Nondimeno, questi ci saranno stati consigliati – è alquanto probabile – dai nostri stessi amici; ma al momento – è evidente – ne risultiamo sprovvisti.

E così non ci resta che far buon viso a cattivo gioco, rassegnandoci a ricaricare il nostro smartphone una volta di ritorno a casa; approfittando della sua assenza per guardarci attorno.

Agendo a monte: come aumentare la durata della batteria. Qualche utile indicazione 

Sarebbe comunque opportuno capire come fare per aumentare la durata della batteria del cellulare.

In realtà, dei modi ci sarebbero, alcuni più ovvii, altri meno. Per cui proviamo a passare in rassegna solo alcuni di questi, prima di passare ad interessarci più da vicino al piccolo accumulatore.

Una delle più intuitive mosse da effettuare, sarebbe quella di spegnere tutte le applicazioni dello smartphone che al momento non si utilizzano. Difatti, spesso si passa da una applicazione all’altra con invidiabile disinvoltura, dimenticando in tal modo di aver lasciato in funzione diverse pagine; le quali, a dispetto della nostra noncuranza o sospetto, continuano a erodere parte della carica energetica fornita dalla batteria, e a mantenere operazioni a noi sconosciute – come quelle riguardanti la ricerca di ulteriori aggiornamenti.

Cosicché, tornando dopo un certo lasso di tempo alla finestra generale del cellulare, ci si accorge della sfilza di “pagine” ancora attive.

Un altro espediente consiste nel liberarsi delle applicazioni inutili, o generalmente residuali, poco usate. Anche queste contribuiscono a consumare parte delle risorse energetiche della batteria.

Ancora, si potrebbe ridurre il grado di luminosità del touch-screen, senza necessariamente compromettere visibilità e leggibilità di testi e immagini. Come pure disattivare opzioni non necessarie, anche solo per breve tempo, come il rilevatore di posizione, il geo-localizzatore, o la stessa connessione internet.

E infine, distrarsi dallo stesso cellulare: dimenticarlo, godendosi il proprio tempo.

Ma… non avevi detto: “l’accumulatore di energia fra le mani degli amici”?

Argomento in realtà procrastinato, lasciato in sospeso al solo scopo di evidenziare qualche strategia atta a contenere il dispendio energetico della batteria, ora si passa felicemente al tema dell’utile dispositivo chiamato power bank. In effetti, il suo nome è piuttosto chiaro riguardo alla funzione soddisfatta: poter “depositare”, e quindi portare con sé, un certo stock – più o meno grande, questo dipende da tipi di accumulatori e dalla necessità di cellulare, tablet o pc – di energia; alla quale attingere, alla bisogna, in trasferta e senza servizio dalla rete energetica.

Il power bank è di piccole dimensioni, leggero, perciò lo si può custodire in borsa o zaino senza problema alcuno. Inoltre, si aggiunge come diverse case produttrici differenzino i loro specifici tipi indulgendo anche sull’estetica: non solo in base a forme e colori differenti, ma talvolta proponendo figure particolarissime, se non divertenti, riproducenti oggetti d’uso comune, animali, emoticons.

Capacità, unità di misura, proporzioni fra il power bank e lo smartphone

Il piccolo contenitore di energia, quindi, alimenta il cellulare tramite cavetto USB, generalmente provvisto di una sola entrata – esistono in commercio dispositivi con più porte, ognuna di diverso amperaggio.

Ovviamente, prima dell’uso, il power bank è stato precedentemente rifornito dalla rete fissa, in un torno di tempo variabile a seconda della sua capacità (da un minimo di un paio d’ore per quelli più piccoli). La scelta del power bank in base alla sua capacità, merita attenzione; da valutare in relazione a quella della batteria del cellulare (l’unità di misura è il MAh, ossia il milliampere-ora). Inoltre occorre tener in conto come l’accumulatore possa fare il suo buon carico di energia per soddisfare più di una ricarica per il cellulare; da qui, le ovvie proporzioni da fare.

A margine di quanto appena detto, comunque, si ricorda come la capacità dichiarata dell’accumulatore solitamente sia influenzata, nella trasmissione al cellulare, da vari fattori, e possa disperdersi in parte, non ricaricando al 100%, nella sua massima capacità (occorrerebbe, quindi, rivalutarla intorno all’80%).

Case produttrici e tipi speciali

La qualità ed efficacia dell’accumulatore risente dell’affidabilità delle singole case produttrici; di conseguenza, è opportuno scegliere con attenzione il dispositivo più congeniale.

Inoltre, è bene considerare anche alcune particolari versioni – nel caso compatibili con il proprio dispositivo da ricaricare –, quali il power bank solare e quello senza fili.

Il primo si giova della luce del sole; per quanto possa eventualmente prevedere anche l’alimentazione tradizionale.

Il secondo, invece, lavora tramite induzione, ricaricando il cellulare poggiato sulla sua superficie. Ma per ognuna di queste tecnologie, come avanzato, occorre valutare bene la compatibilità con lo specifico modello del telefonino.

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